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domenica 26 gennaio 2020

CORSICA

Un’unico monolitico blocco di granito. Cosi’ appare la Corsica la mattina in cui il traghetto mi porta in vista delle sue rive rocciose. Mille chilometri di coste, dice la guida che sto sfogliando, con belle spiagge di sabbia bianchissima che in questa stagione di fine inverno dovrebbero essere assolutamente deserte ma anche con cime che superano i 2700 metri. Al momento pero’ vedo solo alte rocce che incombono su un mare color del petrolio grezzo. Una foschia sfuma e nasconde cio’ che sta appena sopra il livello del mare. Mi appoggio al legno della balaustra e osservo Bastia avvicinarsi lentamente. A pochi passi da me, due bambini si agitano attorno a una donna grassoccia e carica di borse e sacchetti. Si sta bene, li’ a poppa. La maggior parte dei passeggeri e’ ancora in cabina o si accalca al bar per un mediocre cappuccino. Ne approfitto per godermi il silenzio intriso di mare e del pigolare evanescente dei gabbiani che ondeggiano sulle nostre teste. Ho dormito in coperta, in un punto strategico, ben riparato sia sopra sia ai lati. Una lastra di espanso per rispetto alle ossa, sacco piuma per stare caldi, un piccolo cuscino per la cervicale. Nello zaino, torcia, cambusa, acqua, necessaire, binocolo e un bel libro, oltre all’inseparabile cappellino alla Jack Nicholson. Sul fuoristrada, all’altra estremita’ del ponte di coperta, inaccessibile fino a quando non attraccheremo e’ rimasto il resto del bagaglio: tenda a igloo, abbigliamento sia estivo sia invernale, fornello e lampada a gas, una grossa tanica di acqua, pentola, padella e ammennicoli vari. Insomma tutto il necessario per vivere autonomamente la breve vacanza di una settimana in solitario. Ho deciso cosi’, per avere massima liberta’, sganciato, se lo vorro’, da alberghi e ristoranti.


Bastia si trova all’estremita’ della fertile pianura della Marana, tra una larga valle detta U Fanghu dove si sono sviluppati i quartieri nuovi e una profonda insenatura che ospita il Vecchju Portu, ben riparata da un alto promontorio dove fin dalla meta’ del trecento fu costruita una prima fortezza a difesa della citta’, per affermare la nascente potenza genovese sulla Corsica. La disposizione dei suoi quartieri e’ la chiave di lettura delle vicende che nei secoli hanno coinvolto la citta’, conferendole l’attuale impronta urbanistica. Attorno al fortino, che diventera’ la Cittadella, si sviluppa la citta’ nuova: a Terra Nova, che sotto Genova vedra’ insediarsi le famiglie fedeli alla Repubblica ligure. Ai piedi di questa collina, si trova A Terra Vecchja e cioe’ il quartiere del porto, con le chiese di San Ghjuvanni e San Carlu e la Piazza d’u Merca’, luogo d’incontro per eccellenza della citta’ medievale per pescatori e Corsi attratti dalla prospettiva di nuove ricchezze. Nei secoli successivi la citta’ ando’ estendendosi verso nord e verso sud, bloccata a ovest dalle alte colline della Serra d’u Pignu. A iniziare dal 18°secolo, nella parte nord inizia a svilupparsi la citta’ francese attorno alla bella Piazza San Niculau, davanti alla quale nascera’ quello che e’ oggi uno dei porti commerciali piu’ attivi dell’ isola e quello passeggeri. Lo sviluppo lungo i due assi si e’ accentuato e attualmente a nord e’ sorto un grande porto turistico, accanto all’antica zona industriale di Toga e a sud sono cresciuti i quartieri popolari fino ad inglobare i comuni limitrofi. Assolutamente da visitare la Cittadella, chiusa da alte mura del 16° secolo, con il palazzo dei Governatori, che ospita il Museo Etnografico, e la cattedrale di Santa Maria, fra le opere piu’ espressive, assieme all’oratorio di Santa Croce, del barocco mediterraneo. Lo sbarco richiede pochi minuti, anche perche’ la nave e’ semi-vuota. Appena fuori della citta’, la strada sale rapidamente e in pochi chilometri supera il costone che rappresenta lo scheletro del “dito”, la lunga penisola protesa verso la Liguria. Conto di visitare quella regione al ritorno.Ora preferisco puntare a ovest, verso Saint Florent (San Fiurenzu). Come arrivo al punto piu’ alto, circa 500 mt s.l.m., mi fermo. Nuvole grigie striate di bianco salgono veloci da est, schiacciate a terra da un vento tutt’altro che caldo, nonostante il sole. Sembrano scivolare sul terreno e anche su di me come bianche lingue impalpabili. Per pochi istanti ne faccio parte e ne avverto sulla pelle il contatto umido e vischioso. Non e’ una sensazione piacevole anche se per un attimo mi sento come nella pubblicita’ di un noto caffe’.


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