Salve a tutti.
In queste pagine potrete trovare racconti, diari di viaggi, articoli, poesie e fotografie di mia produzione, così come composizioni di altri Autori che hanno suscitato il mio interesse o la mia curiosità.

domenica 26 gennaio 2020

NATURISMO A PUNTA CHIAPPA

Appena oltre l'incrocio con la statale, la strada si snoda  stretta e serpeggiante.  Alti eucalipti la ombreggiano. Le chiome trasandate e tristi   ricordano il salice e i tronchi a torciglione variegati di bianco si innalzano come colonne di tempio, il rosso bruciato della corteccia in nuance perfetta con quello più vivace delle querce da sughero appena scorticate.

Nove chilometri,  dice il cartello. Nove chilometri per arrivare  in cima alla penisola detta,  chissà perchè,  Punta Chiappa. Attorno a noi la macchia mediterranea imperversa,  si apre all' improvviso in vividi squarci di mare azzurro,  piccole lune di sabbia e scogli contorti poi si riappropria  del paesaggio,  rigogliosa e prepotente. Curve,  contro-curve,  dossi e avvallamenti e qua e là, scorci subito scomparsi di basse ville  nascoste nel  verde. L'asfalto  sembra continuare all' infinito poi, finalmente,  ecco il villaggio (Village La Chiappa, F-20137 Porto Vecchio - Corsica), la nostra meta. Sappiamo che i boungalow sono molti e  sulla destra s'intravede l'area destinata a  campeggio ma ogni costruzione è bassa  e ben si mimetizza  nella vegetazione rigogliosa al  punto tale che  alla prima, superficiale occhiata,  sembra che la reception stia a guardia di un bosco.

Lentisco e  mirto, erica e corbezzolo, arbousier in francese, ginestre, ginepri e roverelle,  e piante aromatiche come il cisto  e il timo  e il camedrio arboreo e il rosmarino la fanno da padroni, qui, in un apparente disordine che ha il sapore  e i profumi di terre lontane e antiche.  Non per nulla  a un'ora di cammino, lungo un sentiero scavato nella macchia, c'è una splendida,  piccola spiaggia di sabbia bianchissima chiamata Tahiti.  La incorniciano alte pareti di roccia  rosata e un mare  assurdamente blu, trasparente come vetro.

Entrando nel villaggio  s'apprezza subito il silenzio come qualcosa di tangibile.  Colgo il  fruscìo del mare  sulla spiaggia,  il pigolare lontano  di un gabbiano,  lo scalpiccìo attutito  delle persone  che percorrono i viottoli interni che collegano le varie zone del villaggio,  verso il mini-market da una parte o verso il bar-ristorante dalla cui bassa terrazza  si domina l'elissi della spiaggia.  Sulla destra è la grande piscina e il lettini  del solarium,  nascosti tra grandi massi di roccia  e cespugli fioriti  di  rosa e di azzurro. Una grande aloe  getta orgogliosa al cielo il suo altissimo fiore simile a un albero,  bouganvilleas e hibischi esplodono colori assurdi  sulle croste brune di un vecchio muro.

Boungalow essenziale ma piacevole: non manca nulla di ciò che davvero  serve.  Letti duri, pareti color crema,  da una parte la cucina in muratura così come due armadi a ripiani,  perfino abbondanti per l'esiguo guardaroba  di chi sa già che trascorrerà le giornate senza nulla addosso che non siano occhiali da sole  e sandali infradito. Sul davanti la veranda con tavolo e poltroncine.  Un coppo in coccio, che funge da lampada, spande sulla parete caldi riflessi d'avorio.

Alla forcella di un  grosso  ramo di corbezzolo vedo incastrata di piatto una bottiglia da minerale. "Guarda tu quanto è  maleducata certa gente"  - borbotto,  prima d'accorgermi che la plastica  è tagliata lungo il lato superiore. L'interno,  colmo a metà  d'acqua,  funge da mini abbeveratoio. Un tremar di foglie,  un rametto flette sotto il peso  di due uccellini che in un paio di saltelli  tuffano il becco per dissetarsi. Quanto sono  buffi e dolci,  penso, e resto ad osservarne i brevi movimenti scattanti. Penso anche che sarebbe una simpatica pubblicità per qualunque acqua minerale che, orgogliosa,   potrebbe mostrare  di essere  a tutti gradita…perfino agli uccelli!

Nudo,  assaporo il piacere  di esserlo,  senza timore  di scandalizzare,  senza alcun senso d'imbarazzo.  Piacere primordiale, forse qualcosa  che mi viene da lontano,  retaggio di  qualche antenato cavernicolo? Non so  e francamente neppure m'importa. So solo che  sto bene, benissimo. In piedi, sul limitare della veranda,  assorbo con la pelle  e con i sensi l'ambiente che mi circonda,  ne studio l'armonia,  mi riempio  della sua pace.

La cambusa piange. Decisamente serve sperimentare la disponibilità del market.  Cinque minuti  e ci sono,  intanto che Anna  finisce di sistemare le nostre cose. Vedo subito  che c'è un po' di tutto. Riconosco etichette note,  ne studio altre  mai viste prima:  scatole e vasetti di  patè di varie carni, dovizia di marmellate locali a base di castagne, perfino couscous algerino già pronto e condito con verdure:  basta solo scaldare. Boh! Al reparto biscotti il mio sguardo coglie il passaggio  di una signora mora che spinge un carrello.  Niente di strano,  salvo il fatto che indossa solamente sandali e un cappellino Nike. Mi  supera un uomo corpulento dai chiari tratti  germanici; educato chiede permesso e si serve di piselli e fagioli borlotti. Lui, non ha neppure il cappellino. Come  me,  del resto.

Buffo,  sì,  davvero  buffo aggirarsi  tra i banchi   completamente nudo, mentre  una ragazza e un giovane in  divisa verde  dispongono merce al suo posto. "On a plus de  fromage de chèvre,  n'est pas?"  osserva il secondo, io passo loro accanto,   la ventola del banco frigo si porta via la risposta della collega e mi spara addosso una ventata di gelo. Quelli neppure  si girano a guardarmi,  anzi credo non mi abbiano neppure visto. In fila alla cassa siamo in quattro,  nudi naturalmente.  Un ragazzo foruncoloso e magrissimo  mi chiede in francese  di allungargli un sacchetto,  due  vecchie rosse come peperoni chiacchierano animatamente in tedesco  ma sembrano  ordini sparati alla truppa. Tutto normale,  quindi.

Rientrando con i sacchi della spesa, passo dalla spiaggia; è   troppa la curiosità e non voglio aspettare  fino a domani. Anche se  il sole sta scendendo e l'aria  si fa  fresca. C'è ancora gente che s'attarda in riva al mare,  famiglie con bambini,  alcune coppie,  due anziani panzuti trafficano sul bagnasciuga attorno a un piccolo gommone. Qualcuno  ha gli slip,  una bella ragazzina porta il  bikini completo ma gli altri  non indossano nulla,  ognuno si  fa i fatti propri,  c'è chi parla,  chi legge e chi  sta steso sui teli per cogliere gli  ultimi raggi  prima che il sole scenda dietro gli alberi. Francesi,  molti italiani,  tedeschi.  Altri Paesi non vedo rappresentati. Mi pare siano tutti educati, niente strepiti,  nessuna traccia  di radio ma solo qualche walkman.

Trotterellando sulla sabbia arriva un buffo tipo di mezz'età così combinato:  cappellino da baseball,  marsupio stretto in vita, zainetto ben fermo sulle spalle,  calze  e scarpette da footing. Quando mi passa accanto,  lo sguardo  concentrato fisso in avanti,  lo sento sbuffare,  mentre … come dire … la sua dotazione sobbalza    al medesimo, gioioso ritmo, appena sotto il marsupio.  Lo vedremo passare di lì ogni giorno, stessa ora, stessa  montura, stesso sguardo determinato e compreso.

Cena al  lume di due candeline gialle alla citronella:  qualche zanzara c'è e se vogliamo prendercela calma è meglio cautelarsi. E ci spalmiamo anche di autan. Insalatona di pomidoro e cetrioli,  olive nere e formaggio di capra: quasi una greek salada,  quindi,  ma in terra corsa. Anche una baguette che tira come fosse nata in casa Pirelli. Ma chisseneimporta! A tratti dal boungalow  più vicino, che appena distinguiamo nel fitto della macchia,  giungono  rumori attutiti  di qualcuno  che come noi sta cenando.  Tra i cespugli un movimento cauto,  un'ombra si sposta lenta. Guardo meglio.  è un gatto e sembra grosso,  folto il pelo, ben gonfia la coda.

"Dai,  vallo a conoscere". Mia moglie sorride, mi conosce,  sa che non so trattenermi dal  tentare una carezza a un gatto. Piano piano m'avvicino,  vedo che un lungo guinzaglio lo trattiene. Allungo una mano,  lentamente. Lo guardo. Mi guarda. Occhi liquidi e immensi,  color dell' uva chiara fissi nei miei.  Inarca il dorso verso terra come solo un gatto sa fare quando si sottrae al tocco, senza strappi, senza inutili sprechi energetici, quel tanto da evitare la carezza appena di pochi millimetri. Però non scappa,  annusa le dita e percepisco il fresco umidore del suo naso.

"Kleo… KLEO! Dove sei?" Compare una ragazza,  rimane un attimo sorpresa.  Non mi aveva sentito. Ma poi sorride. è così che conosciamo una coppia  di  vicino Varese,  Tatiana  e Alessio.  Giovani,  simpatici e prossimi,  purtroppo, al termine della loro vacanza corsa iniziata  quasi due settimane prima. La sera  successiva,  Anna ed io festeggeremo il mio compleanno, così ho pensato  al ristorante del villaggio.

"Ou vous  preferez la table?"   domanda il cameriere,   sopravanzando la musica del  trio  più  solista  che si sta esibendo poco più in là. Dove preferisco la tavola? Mah…. "Pas trop près de la musique" replico io. La musica mi piace molto e pare che questi se la cavino  pure bene,  ma  vorrei anche poter parlare,  mentre sto a tavola. Ride,  l'uomo,  e si affretta a chiarire  che la musica c'è solo   questa sera. "Pas de musique,  demain, monsieur".  Niente musica,  domani e neanche nei prossimi giorni …mmm…peccato, peccato davvero.

"Au bord de la mer?  Andrebbe bene ai bordi della terrazza,  davanti al mare? " Accidenti…come del resto molti altri  isolani, anche il cameriere parla un decente italiano ma almeno ho fatto un po' di esercizio. La luce cala rapida,  toglie colori e identità agli alberi e tinge l'acqua come petrolio. Appena fuori della baia,  scivola spettrale e lento un grosso gommone nero.  Nero è il motore  fuoribordo, neri gli uomini fasciati di neoprene che siedono  sui  galleggianti in due file immobili. Più  che una squadra reduce dalle immersioni sembra il corteo  di  un insolito funerale sottomarino.

Candeline sui tavoli,  due bambini si litigano in tedesco una fetta di torta:  non fosse per loro mi sentirei dentro alla pubblicità televisiva di  un costoso liquore. Insalata di polipo, così così. Dovrebbe essere tiepida e tenera e non gelida e gommosa. Branzino "coltivato" della solita pezzatura  ad usum singuli,  ben grigliato,  insalata verde con vinaigrette che fa stringere le labbra a mia moglie,  che l'agro mica lo ama tanto. Demi bouteille di un  bianco locale. Secco e armonioso,  dal seducente colore verde fieno. Ce ne andiamo più leggeri di ottantatre euro: questo è già meno seducente,  mi dico.

Di naturismo ho già parlato più volte,  prima d'ora.  Evidentemente perchè tale pratica mi soddisfa e s'attaglia alla mia natura.  Questo però non significa che io voglia far proseliti,  quanto piuttosto condividere,  come faccio da sempre,  un piacere, una sensazione davvero intensa di appagamento  fisico e mentale.  Rispetto visceralmente ogni diverso sentire e necessità  del tutto differenti dalle mie,  chi mi conosce lo sa,  pur tuttavia permettetemi di conservare il sospetto che  chiunque potesse avere l' opportunità di vivere un' esperienza come questa, in tali condizioni di rispetto e naturalezza, la troverebbe altrettanto piacevole e bella. Prezzi:  punctum dolens,  ahinoi.  Dal 3 luglio al 27 agosto il nostro boungalow costa 97 (novantasette) euro al  giorno.  Prezzi sensibilmente più bassi negli altri mesi, fino a un terzo di meno. Sempre troppi,  però,  secondo me, nonostante lo splendore del posto. Molti i servizi offerti a  pagamento: scuola  di nuoto,  di sub,  di tennis, di equitazione,  tavole a vela,  wind serf, yoga,  gite a cavallo ed altri.


Nessun commento:

Posta un commento