Appena oltre l'incrocio con la statale, la strada si snoda stretta e serpeggiante. Alti eucalipti la ombreggiano. Le chiome trasandate e tristi ricordano il salice e i tronchi a torciglione variegati di bianco si innalzano come colonne di tempio, il rosso bruciato della corteccia in nuance perfetta con quello più vivace delle querce da sughero appena scorticate.
Nove chilometri, dice il cartello. Nove chilometri per arrivare in cima alla penisola detta, chissà perchè, Punta Chiappa. Attorno a noi la macchia mediterranea imperversa, si apre all' improvviso in vividi squarci di mare azzurro, piccole lune di sabbia e scogli contorti poi si riappropria del paesaggio, rigogliosa e prepotente. Curve, contro-curve, dossi e avvallamenti e qua e là, scorci subito scomparsi di basse ville nascoste nel verde. L'asfalto sembra continuare all' infinito poi, finalmente, ecco il villaggio (Village La Chiappa, F-20137 Porto Vecchio - Corsica), la nostra meta. Sappiamo che i boungalow sono molti e sulla destra s'intravede l'area destinata a campeggio ma ogni costruzione è bassa e ben si mimetizza nella vegetazione rigogliosa al punto tale che alla prima, superficiale occhiata, sembra che la reception stia a guardia di un bosco.
Lentisco e mirto, erica e corbezzolo, arbousier in francese, ginestre, ginepri e roverelle, e piante aromatiche come il cisto e il timo e il camedrio arboreo e il rosmarino la fanno da padroni, qui, in un apparente disordine che ha il sapore e i profumi di terre lontane e antiche. Non per nulla a un'ora di cammino, lungo un sentiero scavato nella macchia, c'è una splendida, piccola spiaggia di sabbia bianchissima chiamata Tahiti. La incorniciano alte pareti di roccia rosata e un mare assurdamente blu, trasparente come vetro.
Entrando nel villaggio s'apprezza subito il silenzio come qualcosa di tangibile. Colgo il fruscìo del mare sulla spiaggia, il pigolare lontano di un gabbiano, lo scalpiccìo attutito delle persone che percorrono i viottoli interni che collegano le varie zone del villaggio, verso il mini-market da una parte o verso il bar-ristorante dalla cui bassa terrazza si domina l'elissi della spiaggia. Sulla destra è la grande piscina e il lettini del solarium, nascosti tra grandi massi di roccia e cespugli fioriti di rosa e di azzurro. Una grande aloe getta orgogliosa al cielo il suo altissimo fiore simile a un albero, bouganvilleas e hibischi esplodono colori assurdi sulle croste brune di un vecchio muro.
Boungalow essenziale ma piacevole: non manca nulla di ciò che davvero serve. Letti duri, pareti color crema, da una parte la cucina in muratura così come due armadi a ripiani, perfino abbondanti per l'esiguo guardaroba di chi sa già che trascorrerà le giornate senza nulla addosso che non siano occhiali da sole e sandali infradito. Sul davanti la veranda con tavolo e poltroncine. Un coppo in coccio, che funge da lampada, spande sulla parete caldi riflessi d'avorio.
Alla forcella di un grosso ramo di corbezzolo vedo incastrata di piatto una bottiglia da minerale. "Guarda tu quanto è maleducata certa gente" - borbotto, prima d'accorgermi che la plastica è tagliata lungo il lato superiore. L'interno, colmo a metà d'acqua, funge da mini abbeveratoio. Un tremar di foglie, un rametto flette sotto il peso di due uccellini che in un paio di saltelli tuffano il becco per dissetarsi. Quanto sono buffi e dolci, penso, e resto ad osservarne i brevi movimenti scattanti. Penso anche che sarebbe una simpatica pubblicità per qualunque acqua minerale che, orgogliosa, potrebbe mostrare di essere a tutti gradita…perfino agli uccelli!
Nudo, assaporo il piacere di esserlo, senza timore di scandalizzare, senza alcun senso d'imbarazzo. Piacere primordiale, forse qualcosa che mi viene da lontano, retaggio di qualche antenato cavernicolo? Non so e francamente neppure m'importa. So solo che sto bene, benissimo. In piedi, sul limitare della veranda, assorbo con la pelle e con i sensi l'ambiente che mi circonda, ne studio l'armonia, mi riempio della sua pace.
La cambusa piange. Decisamente serve sperimentare la disponibilità del market. Cinque minuti e ci sono, intanto che Anna finisce di sistemare le nostre cose. Vedo subito che c'è un po' di tutto. Riconosco etichette note, ne studio altre mai viste prima: scatole e vasetti di patè di varie carni, dovizia di marmellate locali a base di castagne, perfino couscous algerino già pronto e condito con verdure: basta solo scaldare. Boh! Al reparto biscotti il mio sguardo coglie il passaggio di una signora mora che spinge un carrello. Niente di strano, salvo il fatto che indossa solamente sandali e un cappellino Nike. Mi supera un uomo corpulento dai chiari tratti germanici; educato chiede permesso e si serve di piselli e fagioli borlotti. Lui, non ha neppure il cappellino. Come me, del resto.
Buffo, sì, davvero buffo aggirarsi tra i banchi completamente nudo, mentre una ragazza e un giovane in divisa verde dispongono merce al suo posto. "On a plus de fromage de chèvre, n'est pas?" osserva il secondo, io passo loro accanto, la ventola del banco frigo si porta via la risposta della collega e mi spara addosso una ventata di gelo. Quelli neppure si girano a guardarmi, anzi credo non mi abbiano neppure visto. In fila alla cassa siamo in quattro, nudi naturalmente. Un ragazzo foruncoloso e magrissimo mi chiede in francese di allungargli un sacchetto, due vecchie rosse come peperoni chiacchierano animatamente in tedesco ma sembrano ordini sparati alla truppa. Tutto normale, quindi.
Rientrando con i sacchi della spesa, passo dalla spiaggia; è troppa la curiosità e non voglio aspettare fino a domani. Anche se il sole sta scendendo e l'aria si fa fresca. C'è ancora gente che s'attarda in riva al mare, famiglie con bambini, alcune coppie, due anziani panzuti trafficano sul bagnasciuga attorno a un piccolo gommone. Qualcuno ha gli slip, una bella ragazzina porta il bikini completo ma gli altri non indossano nulla, ognuno si fa i fatti propri, c'è chi parla, chi legge e chi sta steso sui teli per cogliere gli ultimi raggi prima che il sole scenda dietro gli alberi. Francesi, molti italiani, tedeschi. Altri Paesi non vedo rappresentati. Mi pare siano tutti educati, niente strepiti, nessuna traccia di radio ma solo qualche walkman.
Trotterellando sulla sabbia arriva un buffo tipo di mezz'età così combinato: cappellino da baseball, marsupio stretto in vita, zainetto ben fermo sulle spalle, calze e scarpette da footing. Quando mi passa accanto, lo sguardo concentrato fisso in avanti, lo sento sbuffare, mentre … come dire … la sua dotazione sobbalza al medesimo, gioioso ritmo, appena sotto il marsupio. Lo vedremo passare di lì ogni giorno, stessa ora, stessa montura, stesso sguardo determinato e compreso.
Cena al lume di due candeline gialle alla citronella: qualche zanzara c'è e se vogliamo prendercela calma è meglio cautelarsi. E ci spalmiamo anche di autan. Insalatona di pomidoro e cetrioli, olive nere e formaggio di capra: quasi una greek salada, quindi, ma in terra corsa. Anche una baguette che tira come fosse nata in casa Pirelli. Ma chisseneimporta! A tratti dal boungalow più vicino, che appena distinguiamo nel fitto della macchia, giungono rumori attutiti di qualcuno che come noi sta cenando. Tra i cespugli un movimento cauto, un'ombra si sposta lenta. Guardo meglio. è un gatto e sembra grosso, folto il pelo, ben gonfia la coda.
"Dai, vallo a conoscere". Mia moglie sorride, mi conosce, sa che non so trattenermi dal tentare una carezza a un gatto. Piano piano m'avvicino, vedo che un lungo guinzaglio lo trattiene. Allungo una mano, lentamente. Lo guardo. Mi guarda. Occhi liquidi e immensi, color dell' uva chiara fissi nei miei. Inarca il dorso verso terra come solo un gatto sa fare quando si sottrae al tocco, senza strappi, senza inutili sprechi energetici, quel tanto da evitare la carezza appena di pochi millimetri. Però non scappa, annusa le dita e percepisco il fresco umidore del suo naso.
"Kleo… KLEO! Dove sei?" Compare una ragazza, rimane un attimo sorpresa. Non mi aveva sentito. Ma poi sorride. è così che conosciamo una coppia di vicino Varese, Tatiana e Alessio. Giovani, simpatici e prossimi, purtroppo, al termine della loro vacanza corsa iniziata quasi due settimane prima. La sera successiva, Anna ed io festeggeremo il mio compleanno, così ho pensato al ristorante del villaggio.
"Ou vous preferez la table?" domanda il cameriere, sopravanzando la musica del trio più solista che si sta esibendo poco più in là. Dove preferisco la tavola? Mah…. "Pas trop près de la musique" replico io. La musica mi piace molto e pare che questi se la cavino pure bene, ma vorrei anche poter parlare, mentre sto a tavola. Ride, l'uomo, e si affretta a chiarire che la musica c'è solo questa sera. "Pas de musique, demain, monsieur". Niente musica, domani e neanche nei prossimi giorni …mmm…peccato, peccato davvero.
"Au bord de la mer? Andrebbe bene ai bordi della terrazza, davanti al mare? " Accidenti…come del resto molti altri isolani, anche il cameriere parla un decente italiano ma almeno ho fatto un po' di esercizio. La luce cala rapida, toglie colori e identità agli alberi e tinge l'acqua come petrolio. Appena fuori della baia, scivola spettrale e lento un grosso gommone nero. Nero è il motore fuoribordo, neri gli uomini fasciati di neoprene che siedono sui galleggianti in due file immobili. Più che una squadra reduce dalle immersioni sembra il corteo di un insolito funerale sottomarino.
Candeline sui tavoli, due bambini si litigano in tedesco una fetta di torta: non fosse per loro mi sentirei dentro alla pubblicità televisiva di un costoso liquore. Insalata di polipo, così così. Dovrebbe essere tiepida e tenera e non gelida e gommosa. Branzino "coltivato" della solita pezzatura ad usum singuli, ben grigliato, insalata verde con vinaigrette che fa stringere le labbra a mia moglie, che l'agro mica lo ama tanto. Demi bouteille di un bianco locale. Secco e armonioso, dal seducente colore verde fieno. Ce ne andiamo più leggeri di ottantatre euro: questo è già meno seducente, mi dico.
Di naturismo ho già parlato più volte, prima d'ora. Evidentemente perchè tale pratica mi soddisfa e s'attaglia alla mia natura. Questo però non significa che io voglia far proseliti, quanto piuttosto condividere, come faccio da sempre, un piacere, una sensazione davvero intensa di appagamento fisico e mentale. Rispetto visceralmente ogni diverso sentire e necessità del tutto differenti dalle mie, chi mi conosce lo sa, pur tuttavia permettetemi di conservare il sospetto che chiunque potesse avere l' opportunità di vivere un' esperienza come questa, in tali condizioni di rispetto e naturalezza, la troverebbe altrettanto piacevole e bella. Prezzi: punctum dolens, ahinoi. Dal 3 luglio al 27 agosto il nostro boungalow costa 97 (novantasette) euro al giorno. Prezzi sensibilmente più bassi negli altri mesi, fino a un terzo di meno. Sempre troppi, però, secondo me, nonostante lo splendore del posto. Molti i servizi offerti a pagamento: scuola di nuoto, di sub, di tennis, di equitazione, tavole a vela, wind serf, yoga, gite a cavallo ed altri.
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