Che significa “mini-camper”?
Nel mio caso, si riferisce a una Range Rover Classic del 1990 radicalmente modificata per l'off-road.
Di recente ho deciso di ottimizzarla per brevi vacanze, a complemento del vero e proprio camper, un motorhome Laika su meccanica Iveco Daily 3.0, adatto ai lunghi viaggi.
All'interno della Range, battezzata Zingara, dopo la rimozione dei sedili posteriori, trovano ora posto un frigo da 40 litri, un fornello con bombola da lt.5, un serbatoio per l'acqua da lt.70 dotato di pompa elettrica e doccetta, un inverter a onda pura da 1500 watt, una batteria di Servizio da 100 Ampère, compressore d'aria per rigonfiare i pneumatici quando occorra sgonfiarli per passaggi in fuoristrada particolarmente impegnativi e tutta l'attrezzatura utile a trascorrere una vacanza in totale autonomia.
Sul tetto ho installato una tenda Maggiolina con letto da cm 145x220, completa del necessario per la notte.
E' con questo mezzo che ho deciso di scoprire la Corsica in versione quasi invernale..
Arrivo in vista di Bastia la mattina del 20 marzo su di un traghetto GNV, Grandi Navi Veloci, partito semi-vuoto circa 4 ore prima da Livorno.
Nella calda luce del primo mattino le case della città vecchia, assiepate sul pendio della ripida collina a ridosso del mare, hanno assunto un caldo color oro che mi appare come un promettente benvenuto.
L'aria invece è fresca, attorno ai 7 gradi, la brezza robusta e la giacca anti-vento con interno in pile non risulta affatto eccessiva.
La Corsica è un'isola in cui mare e montagna convivono insieme sempre e ovunque.
Roccia e spiagge, fitte abetaie, querce e macchia mediterranea formano un tutt'uno costante e sono fonte di contrasti continui, alla base dell'intrigante fascino di questa regione selvaggia, tanto vicina all'Italia ma ingiustamente poco nota a molti di noi.
Appena a terra, alla rotonda giro a destra e, seguendo le indicazioni ben visibili, imbocco la strada che dirige a nord, direzione Cap Corse.
Appena fuori dall'abitato il traffico è piuttosto scarso, come prevedibile in questa stagione, e formato solo da locali.
Percorro circa 15 km ed ecco Marina di Sisco dove, proprio a un passo dalla spiaggia si trova il Camping a Casaiola (info@camping-acasaiola.com).
Pochi chilometri ancora di strada tortuosa ma bella e trovo Marina di Pietracorbara.
A ridosso della spiaggia, una larga lunetta di sabbia bianca, adattissima anche per famiglie con bambini.
Appena dietro, stanno ricostruendo una massiccia torre genovese che ospiterà un ristorante fin dalla prossima stagione estiva.
Non lontano, vedo le indicazioni del Camping La Pietra (lapietra@wanadoo.fr) e di alcuni altri ristoranti.
La strada, dal fondo liscio come velluto, pare asfaltata di recente, come del resto la maggior parte delle principali direttrice corse, è sinuosa e copia l'andamento irregolare della costa nel suo continuo dentro-fuori.
In questo tratto del “dito”, la lunga penisola che si protende nel mar Ligure, è fitto di piccole località marine di solito dotate di almeno un campeggio.
Almeno sei anche le strade che si spingono nell'interno, un paio delle quali travalicano l'aspra costola montagnosa e ridiscendono sul versante opposto.
Attenzione però ad affrontarle con camper o caravan, perchè si tratta di percorsi generalmente stretti, spesso esposti e che richiedono impegno e una guida molto attenta.
Questo vale per molti dei tracciati interni e anche per alcuni tratti della costiera.
A Macinaggio si trova la spiaggia di Tamarone, una delle più belle della zona, fra Punta di A Coscia e Monte di A Guardia.
Dal porto, seguire la D80 che gira a sinistra verso l'interno, prendere a destra alla prima traversa passando davanti al market SPAR e proseguire fino al Camping de la plage u Stazzu. Il campeggio è ancora chiuso ma per voi sono entrato a curiosare. Si tratta di una struttura davvero essenziale, non ci sono piazzole definite e, confermato da gente del posto, ognuno si sistema come preferisce. Non ho visto colonnine per la corrente. Il posto è bello, anche se molto a ridosso del paese e del traffico che scorre lungo la statale, e sicuramente merita. Va detto, per chi non è pratico di campeggi francesi e corsi in particolare, che in questo ambito da sempre la Francia ha avuto una, chiamiamola politica, volta a garantire quasi ovunque delle aree di campeggio e/o sosta camper dotate dei servizi basici: carico e scarico acque, colonnine elettriche (ma neppure sempre). A volte esiste un negozio, a volte un ristorante più o meno attrezzato, ma può capitare che manchino anche entrambi.
Questo perchè i Francesi, certi Francesi, hanno un animo minimalista e quando vanno in vacanza apprezzano i luoghi selvaggi, dove le strutture ridotte al minimo non guastano l'atmosfera “naturale” di un ambiente quasi intatto con il quale stare il più possibile in simbiosi.
Negli anni '70 mi capitò di trascorrere una settimana all'Ile du Levant, davanti alla Costa Azzurra, in un villaggio naturista dove non c'era neppure la luce elettrica e solo le costruzioni comuni del ristorante e del piccolo negozio, entrambi in legno e stuoie, beneficiavano di un generatore di corrente per alimentare i frigoriferi. Il luogo era fantastico e dopo il tramonto ti sentivi protagonista di un antico presepe napoletano, illuminato soltanto dalle lampade a petrolio o a gas delle tende sparse fra oleandri, pitosfori e rosmarini.
Proseguendo oltre il Camping de la plage u Stazzu inizia uno sterrato dove due pali impediscono il passaggio ai camper ma lo consentono alle auto fin nei pressi della spiaggia, a circa km. 1,5 dove esiste un comodo parcheggio.
Di lì, uno stretto viottolo porta alla Punta di a Coscia e, proseguendo, ad altre, più piccole spiagge.
Rientrato sull'asfalto riprendo la D80 che attraversa tutto il capo fino alla riva opposta con una ricca serie di curve che riducono la media oraria, specie ai camper.
Prima della località Botticella, trovo a destra l'imboccatura non tanto visibile della strada (D253), molto suggestiva ma stretta e percorribile con cautela da un camper, che conduce alla costa, distante forse 3 km, punto estremo del “dito”.
Sull'incrocio, trovate le indicazioni Tollare e Barcaggio.
A Tollare (43°0'26”N 9°23'17.7576”E), esiste un piccolissimo gruppo di case per le vacanze e un'ampia spianata in terra battuta ove un cartello avvisa che in stagione estiva è richiesto un pagamento a giornata per i camper che intendano trascorrervi la notte.
Non è però consentito campeggiare.
Pare un'incongruenza ma data l'assenza totale di persone sul posto non so specificare altro.
Una fontanella un po' nascosta consente di disporre di acqua ottima ma in quantità minima perchè ne esce proprio poca.
Ci arrivo un paio d'ore prima del tramonto, in tempo per imboccare l'altra strada che, a un bivio poche centinaia di metri prima di Tollare, conduce a Barcaggio, piccola località, in origine villaggio di pescatori, che si trova in una riserva naturale protetta, con qualche dozzina di case, incluso un porticciolo attrezzato, il B&B Barcaggio Casette (Tel.+33 495350763) e il B&B I Peschi .
Da segnalare, la spiaggia omonima e quella di Cala Genovese, raggiungibile attraverso il sentiero dei Doganieri.
Bellissime dune, dove potrà capitare anche a voi d'incontrare qualche mucca al pascolo.
A Tollare realizzo finalmente un antico sogno, passare la notte in solitudine, su questa spiaggia.
E' quasi il tramonto.
Il sole sta per scomparire alle mie spalle oltre la cresta rocciosa che per un attimo sembra farsi trasparente sotto lo sferzare di quegli ultimi, potenti raggi.
L'aria è via via più fredda e gli occhi lacrimano alla tramontana in aumento.
Calco al massimo la cuffia di lana sulla testa e godo appieno della pace assoluta che mi circonda come qualcosa di fisico, intanto che ad ogni istante il mare muta i suoi colori, dal blu al grigio al verde scuro come petrolio..
Intanto preparo la cena: risotto ai gamberetti e zucchine, formaggio fresco di capra, baguette e...tè bollente, tanto tè bollente!
Al limitare della spianata, gli unici a condividere con me tutto questo sono due tedeschi con cane arrivati poco prima su di un Volkswagen camperizzato.
Mentre sono alle prese con piatti e tegami, raffiche a volte sgarbate colpiscono la Maggiolina aperta sulla Range.
La tela è tesa al massimo e non mostra alcuna indecisione, pur essendo, la struttura, tutt'altro che aerodinamica.
Mi chiedo se non sia meglio chiudere tutto e dormire in macchina, dove, proprio per le emergenze, ho conservato lo spazio sufficiente per un sacco a pelo a mummia. Approfittando di un discreto segnale, tramite lo smartphone chiedo consiglio agli amici fuoristradisti di un gruppo facebook. Almeno tre di loro rispondono subito confermando la grande solidità della Maggiolina anche in condizioni di tempo critico.
E' buio pesto quando mi decido a salire la “scaletta dei polli”, come la chiama mia moglie Anna.
Non prima però di aver guardato ancora la volta del cielo gremita di una quantità assurda di stelle e il fascio di luce del faro lampeggiare il suo codice sull'acqua.
Notte alquanto agitata per le tante volte che le raffiche hanno agitato la tenda e anche per il freddo che riesce a insinuarsi nel sacco a pelo nonostante la spessa coperta di pile che avevo aggiunto sopra.
Alle sette sono già sveglio, desiderando intensamente due cose.
Nell'ordine: una stanza ben calda nella quale vestirmi e una grande, bollente tazza di qualcosa.
Dispongo invece di un grosso cespuglio come riparo precario mentre alla velocità dei vecchi film muti sostituisco la tuta con i vestiti.
Pochi minuti e sono in macchina a sorseggiare un'intera Bialetti da quattro, zuccheratissima e bollente, mentre osservo il mare davanti a me, l'isolotto roccioso della Giraglia e il faro, ultime propaggini di una Terra generosa d'emozioni forti.
E' un piacere multiforme, quello che sento passarmi sotto la pelle, ma così intenso e fulmineo che mi è difficile renderlo in parole.
Ho già acceso il motore e il riscaldamento, perchè fra il vento e la bassa temperatura, quel che percepisco è vicino allo zero.
Resto ancora un attimo, poi via. Ho chiusto e controllato tutto, ma è molto a malincuore che volto le spalle a Tollare e alla sua magia per dirigere a sud, sempre sulla D80 e le mille e mille curve che copiano il continuo dentro e fuori della costa. Non bisogna aver fretta, quando si affrontano percorsi come questo, specie se farete come me, procedendo cioè da nord a sud, quindi sulla corsia di marcia a ridosso del ciglio. L'attenzione alla guida è massima, mentre vorrei potermi guardare intorno. Per fortuna che il traffico continua a restare molto scarso.
Seconda Parte
Sono sempre alla guida di Zingara, l'ottima e affidabile Range adattata a camper che mi accompagna in questo tour corso e sto scendendo per la D80 lungo la costa occidentale di Capo Corso, il cosiddetto “dito”.
Prima del piccolo paese di Pino, dove pare ci siano delle sorgenti definite miracolose, trovo le Anse di Aliso e la celebre, splendida Plage d'Alisu, molto stretta e protetta dalla costa che qui è prevalentemente alta e rocciosa.
Proseguendo verso sud decido di deviare verso il mare, sulla stretta strada che in pochi minuti conduce a Barrettali, caratteristico borgo di pescatori, e alla sottostante, piccola spiaggia di Giottani, in ciottoli.
Acqua verde, screziata dalle alghe ma trasparente e bellissima.
Breve sosta nel parcheggio per riposare testa e braccia, indolenzite per la ginnastica cui questo genere di strada mi sta sottoponendo.
D'altra parte i luoghi sono davvero magnifici e ne vale la pena.
Mi rimetto sul percorso e già vedo profilarsi davanti a me Punta di Canelle.
Mi fermerò appena il tempo per un'occhiata alle spiaggia omonima e a quella di Pianicci.
Bella e sabbiosa la prima, decisamente preferibile all'altra in ciottoli e con un aspetto alquanto trasandato.
Pochi minuti appena, anche perchè intendo dedicare più tempo alla prossima spiaggia, quella di Nonza.
Sovrastata da una bella torre, della metà del 16° secolo e non genovese, come la maggior parte di quelle che s'incontrano lungo la costa di Capo Corso, il bel borgo di Nonza che con le casette fittamente strette fra loro domina spiaggia omonima, nota per il colore scuro dei piccoli sassi che la compongono e che, bagnati, divengono quasi neri. Nel borgo, caratterizzato dalla bella torre, merita una visita la chiesa di Santa Giulia. Al mio passaggio, la chiesa era chiusa e ne ho potuto vedere solo l'esterno. Belle le piccole case dai tetti in pietra grigia e i caruggi che ricordano quelli di Genova.
Ancora qualche chilometro e la strada si fa, finalmente, più dolce e l'infinita serie di curve è oramai dietro le spalle.
Superata Punta Vecchiaia e una piccola spiaggia, ecco davanti a me Saint Florent, nota località turistica che in estate è molto frequentata ma che al momento mi appare semi deserta.
Poco dopo l'incrocio con la D81 proveniente da Bastia, entro in paese da un lungo tratto di strada quasi rettilineo che corre lungo il mare. Occorre procedere piano perchè, come sempre in territorio francese, i dossi rallentatori non mancano mai in prossimità dei centri abitati. A questo riguardo i Francesi fanno sul serio e i dossi vanno rispettati, pena rischiare danni al mezzo su cui stiamo viaggiando.
Lo scorcio di una costruzione particolare vista di sfuggita nei pressi del mare attira la mia attenzione e, d'impulso, giro a destra.
Un paio di curve, un tranquillo vialetto fiancheggiato da basse costruzioni con le tapparelle abbassate, forse case per l'estate, e mi trovo davanti a un grande spazio inerbito.
Cespugli, alcuni eucalipti e altri alberi meno alti.
Sembra un parco pubblico e confina direttamente con la spiaggia.
Appena un paio di auto, in vista, e tanto spazio a disposizione.
In distanza, una giovane e due bambini.
A una solitaria panchina siede un uomo alto e magro vestito di scuro.
E' immobile, curvo sulle pagine di un libro.
Accanto a lui, un grosso cane bianco che m'ignora e guarda il mare davanti a sé.
Per un momento ho l'immagine di un bel profilo, la lunga lingua rossa penzolante e la bocca che sembra sorridere.
Pochi metri e sono in spiaggia.
Davanti a me, l'edificio che mi aveva incuriosito: un massiccio bunker risalente sicuramente alla seconda guerra mondiale (scuserete la voluta assenza di maiuscole). Un paio di ampi finestroni appaiono murati, come anche l'unico accesso che trovo sul retro, protetto da un basso muro.
In più punto le pareti, arrotondate per offrire minore resistenza ai proiettili nemici, appaiono vistosamente scrostate, lasciando a vista il fitto reticolo di ferri che ne costituiscono lo scheletro. Sul davanti, le due pareti rivolte al mare sono state utilizzate da un graffitaro che vi ha lasciato un volto dall'espressione drammatica e una frase solo in parte leggibile.
Il tempo di un paio di foto e riprendo la strada fino al centro del paese.
Poco oltre una rotonda, trovo facile parcheggio davanti alle banchine del porticciolo, fitto di imbarcazioni a vela e a motore.
Un simpatico cagnetto color ruggine e con la coda a ricciolo mi lancia un'occhiata incuriosita prima di sparire con l'aria frettolosa di chi sta facendo tardi a un'appuntamento importante.
Attorno a me, il tipico aspetto un po' dimesso di una località di mare fuori stagione: grandi parcheggi semi-vuoti, vetrine buie, pile di tavolini e poltroncine accatastate a fianco di ristoranti chiusi.
Ho sempre trovato piacevole l'aria sonnolente e un po' blasé dei luoghi turistici durante la stagione morta. Non per lungo tempo, ma giusto per una sosta e un breve giro a piedi.
Supero un grande negozio di attrezzature marine e abbigliamento tecnico.
Ci avrei fatto volentieri un giro, perchè i Francesi sono navigatori appassionati e i loro equipaggiamenti fra i migliori al mondo.
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