A fine luglio 2019, mia moglie ed io abbiamo girato buona parte della Scozia con il nostro motorhome Zingaro.
Qui sotto troverete un diario del tour, incluso un certo numero di informazioni, indirizzi e anche geo-posizioni utili a chi volesse andare da quelle parti, per raggiungere facilmente luoghi adatti al pernotto notturno o anche solo come lettura, per conoscere qualcosa di più di un Paese magnifico, ospitale, in parte ancora selvaggio, poco abitato ma da Gente civile e simpatica.
Buon viaggio.
28 luglio 2019 -
1 - DOVER – NEWCASTLE UPON TYNE
https://www.camperisti-italiani.com/le-idee/dove-andare/scozia-parte-1/
Traghettiamo da Calais a Dover alle 4,45 del mattino.
In tal modo otteniamo una tariffa dimezzata, circa 80 euro, ed è presumibile che troveremo poca coda per salire a bordo.
I controlli doganali ( in realtà nessun controllo, solo un gesto come dire andate pure avanti) li avevamo già sbrigati prima dell’imbarco, e in pochi minuti siamo a terra.
Traversata di 90 minuti senza storia.
Sbarchiamo in pochi minuti e ci fermiamo in un piazzale per fare il punto.
Causa l'orario di partenza in realtà abbiamo dormito poco ma al momento non ho sonno e decidiamo di partire subito in direzione di Cambridge.
Sono appena le 6 e 30 del mattino ma Il traffico inaspettatamente molto intenso e il ritmo a singhiozzo, oltre alla guida “sbagliata” impongono la massima attenzione.
Però il tempo è bello, il cielo azzurro e il nostro camper Zingaro va che è un piacere.
Seguendo le indicazioni del Garmin, troviamo con facilità la Motorway M1 North che ci accompagnerà fino a Newcastle Upon Tyne per 480 km. su tre corsie che a tratti diventano due, più volte ostacolate dai cantieri.
La guida a sinistra, accoppiata al volante dalla stessa parte, si sta dimostrando agevole, perchè dal finestrino mi è facile controllare la distanza dal ciglio e gli Inglesi si dimostrano subito prevalentemente disciplinati.
Superata l’area londinese di un centinaio di miglia il traffico diviene meno intenso e possiamo rilassarci un poco. Un paio d’ore e facciamo una breve sosta in un service, così sono chiamati gli autogrill.
Ben organizzato, ampio e funzionale, con tante colonnine a disposizione, inclusa una che, a pagamento, offre acqua potabile.
Gasolio a 1 pound e 40, quindi non tanto dissimile dai nostri prezzi autostradali, considerato il cambio della sterlina a circa 1 euro e 10.
Città interessante, Newcastle, ravvivata dai 40mila giovani della locale università e ben giocata fra architetture vittoriane e costruzioni ultra-moderne come i due ponti a ellisse che scavalcano Il Tyne.
Felice la scelta del piazzale sul fiume ( N 54° 58' 12”, O 1° 35' 09” . Vedi foto e video-clip) suggeritaci dall’ottima app. “park4night”.
In gran parte deserto, ci sistemiamo a un paio di metri dal fiume.
Poco dopo ceniamo con mexican chili, riso e un’ottima draft di birra bionda a 50 metri dal camper, ai tavoloni esterni di un pub. (N 54° 58' 17”, O 1° 35' 17”. Vedi foto)
Molti i giovani, alcuni dei quali abbigliati in modo estroso e bizzarro.
Un tizio ossuto e allampanato ha braccia e gambe fitte di tatuaggi che su quella magrezza appaiono anch’essi spigolosi e ossuti.
Un altro con codino continua a tirare lontano la pallina al suo bassotto che ogni volta lo guarda come dire ma perché non te la vai a riprendere tu?
Lo sguardo è proprio quello, è chiaro, ma il suo padrone non se n’accorge perché lo ama ed è convinto che quel gioco, al cane, piaccia da morire.
Al tavolo accanto, due coppie parlano animatamente e ridono. (Vedi foto)
Le chiacchiere, si sa, fanno venire sete e infatti vedo sul loro tavolo una dozzina di bottiglie da birra oltre a varie lattine.
Rientriamo al camper dopo una breve passeggiata assieme al pigolare dei gabbiani.
Ci accompagna anche una sinfonia di arancio, di rosso e di Viola, un tramonto che pare la scena finale di una romantica pellicola francese.
Notte di silenzi, quella che segue, quasi che un santo protettore abbia voluto togliere l’audio attorno a noi per garantirci il sonno.
Alle 6 e 30 esco a camminare.
L’aria è fresca e il cielo grigio colora in nuance il Tyne che mi scorre davanti.
La sua è però una tranquillità solo apparente perché sotto la superficie gorghi e correnti s’accavallano potenti come muscoli nascosti.
Alcuni gabbiani svolazzano instancabili.
Pigolano e a volte sembrano ridere mentre scendono sul filo dell’acqua e rincorrendosi risalgono veloci.
Sono appoggiato alla ringhiera quando arriva sul piazzale deserto un furgoncino male in arnese e mi parcheggia accanto.
Ne scende un uomo, dai folti capelli bianchi come la barba, che lo fanno assomigliare a Giuseppe Verdi.
Senza parere lo guardo scaricare il necessario per la pesca: la canna, una cassetta di legno e un cestino in vimini e cuoio.
Si tratta di attrezzi dall’aria antica, tutti, ma pulitissimi e lucidi di amorevole cura.
Continuo a osservarlo e penso che se ha scelto proprio il punto dove sto io, forse ha voglia di parlare.
Se mi sbaglio...sarà peggio per lui.
:-)
Con una domanda sulla pescosità del fiume, mi faccio avanti, tasto il terreno.
La parlata stretta e la pronuncia poco famigliare non mi aiutano ma la reciproca curiosità dev’essere evidente nello sguardo di entrambi e restiamo a parlare sottovoce, per non allarmare i pesci.
Pochi minuti e qualcosa tira in giù la punta della canna ed io colgo al volo il momento per salutare e tornare al camper.
Un'ora dopo ci rimettiamo in strada, destinazione una cittadina al confine scozzese, poco a sud di Edimburgo.
Resteremo in zona qualche giorno, per visitare la città e anche i Borders, Confini appunto, regione limitrofa che mi si dice bella, interessante e poco battuta dal turismo. Per secoli è stata teatro di aspre contese fra Scozzesi e Inglesi.
2- EDIMBURGO
Già sapevamo che nel mese d’agosto il centro della città sarebbe stato invaso dai protagonisti dei Festival che si tengono ogni anno in città e dai tanti visitatori.
Arrivati questa mattina a Edimburgo in treno dal paese dove abbiamo lasciato il camper, Musselburgh, (vedi a fondo pagina), ci dirigiamo subito al Royal Mile (da ora in poi RM), il tratto di High Street, principale via della città, che va dal Castello al Palazzo di Holyrood.
Dalla stazione ferroviaria ci arriviamo a piedi in pochi minuti.
Interamente pedonale, il RM appare già molto frequentato, principalmente da giovani, Scozzesi e non.
È facile capire che tanti di loro sono musicisti, cantanti o fantasisti coinvolti nel Fringe Festival. (www.edfringe.com)
Per l’aspetto ma anche per gli strumenti musicali che trasportano in astucci dalle strane fogge.
In ogni angolo e slargo della strada sorgono palchi o postazioni più o meno grandi, dotate di stativi e microfoni, casse acustiche, cavi che serpeggiano ovunque, racks elettronici e amplificatori.
Da una pedana ricoperta in simil-prato verdissimo un rasta biondo che assomiglia a Steve McQueen abbozza un brano sulla chitarra.
Ogni pochi attimi si ferma e corregge il suono su di una piccola console fitta di cursori.
Non del tutto soddisfatto, scuote la testa e nella luce degli spot i lunghi cordoni di capelli gettano barbagli dorati.
Appena oltre, su di un alto palco s’esibisce un personaggio davvero curioso.
È chiaro che l’abbigliamento provocatorio serve ad attirare attenzione.
L’uomo è truccato da donna ma esibisce un lungo pizzetto rossiccio da capretta, indossa un mini-abito rosso a pois neri e le robuste gambe da ciclista terminano con sandali dal tacco altissimo.
Camminiamo sulla sede stradale, a volte entrando nei negozi stracolmi di tartan d’ogni combinazione cromatica, di kilt (i gonnellini), whisky pregiati, magneti per turisti e cartoline.
Ogni tanto nel fitto viavai di persone, un’umanità simpaticamente variegata, passa uno scozzese in gonnellino apparentemente ignaro degli sguardi e dei clic dei turisti.
Risaliamo il RM fino al grande complesso architettonico del Castello. In realtà si tratta di una vera cittadella cintata di alte mura e il vero e proprio castello, nella parte più alta, è soltanto uno dei molti edifici che vi trovano posto.
Dagli spalti lo sguardo arriva fino al mare dove vediamo profilarsi numerose isole e isolotti. La vista è spettacolare, se si riesce a superare la quantità di persone, soprattutto orientali, che vi s’assiepano.
Il centro è in gran parte formato da palazzi di epoca vittoriano intercalati a edifici più recenti che non sempre ad essi s’armonizzano. Primo fra tutti, la brutta (ma sicuramente funzionale) struttura metallica a forma di stadio che sorge proprio a ridosso del Castello, e con il quale non ha proprio nulla a spartire. Le gradinate inglobano un tratto stradale che, la sera, funge da palcoscenico per eventi di vario genere.
A questo punto, colgo l’occasione per un chiarimento. valido per questo diario di viaggio sulla Scozia come per ogni altro che troverete in queste pagine di Camperisti Italiani.
Non è mia intenzione sostituirmi alle guide cartacee assai più competenti di me sul Paese e su ciò che di bello e interessante esso ha da offrire.
Mio scopo è condividere con voi le esperienze vissute, ogni utile informazione sulle aree per sosta notturna che abbiamo sperimentato, luoghi interessanti e situazioni che mi hanno incuriosito.
Altra cosa. Mia moglie ed io approfittiamo raramente dei Camping e preferiamo il plain air. E’ una scelta personale, niente altro.
Questo però significa che nelle mie pagine troverete poche indicazioni riguardanti i campeggi organizzati.
SOSTA
Segnalo qui un grande, comodissimo Park-and-drive a 15 minuti di treno dal centro città.
E’una soluzione molto economica e pratica per la sosta notturna con il camper e durante il giorno visitare Edimburgo.
- Indirizzo: 10 Newcraighall drive, Musselburgh.
(55°56’01”N, 3°05’33”O)
Costo anche camper: 1/2 sterlina ogni 24h.
Macchinetta automatica nel P.
Si paga all’arrivo e si espone il biglietto sul parabrezza.
Questo va fatto ogni giorno: la polizia passa, controlla e, nel caso, vi fa trovare un “regalino”.
Dal P si accede direttamente alla stazione ferroviaria (Newcraighall).
Al binario, in una cabina vetrata trovate la macchinetta dei biglietti. Accetta contanti e cards.
Costo a persona, A/R, 3 sterline circa.
Prima di uscire dalla stazione di E., cercate sul tabellone elettronico gli orari di ritorno. La linea è quella per Tweedbank. E’ importante: è QUESTO il nome che dovete cercare sul tabellone; Newcraighall è la seconda fermata.
Segnalo anche un campeggio: Mortonhall Gate, Midlothian, Edimburgo.
Molto grande e in bella posizione, quando ci siamo passati, più che altro per un problema di carico e scarico acque, erano al completo. In agosto, un camper e due persone paga circa 35 sterline al giorno, corrente inclusa.
3- FALKLAND ( Il borgo)
(56°15’40”N, 3°12’20” O)
Buon Mercoledì a tutti da una Scozia bella e ospitale ma, come previsto, assai incline alla pioggia.
Ieri pomeriggio ci siamo fermati presto in un’area-sosta, colpevole un violento temporale che riduceva di molto la vista della strada.
Al momento ci troviamo in un sonnacchioso, piccolo villaggio, Falkland, ovvero “la terra della gente”.
Beviamo un coffee nell’unico bar- general store aperto.
È anche un pretesto per incontrare persone del luogo.
Infatti c’accoglie una vecchietta che pare uscita delle fiabe.
Il locale, sulla via principale proprio di fronte al Falkland Palace, è piccolo e, nel ruolo ibrido di bar-alimentari-drogheria, stipato di arredi e oggetti d’ogni genere ma caldo e accogliente.
Nell’esiguo spazio rimanente stiamo in quattro seduti a minuscoli tavolini.
In un angolo sosta silenziosa una ragazzina grassoccia dai colori del grano, il viso fitto d’efelidi e occhi grandi e azzurri.
Ci sbircia, non sa evitarlo, anche incuriosita dal camper parcheggiato davanti.
Quando vede che la guardo avvampa e si dilegua.
Il profumo del pane fresco si coniuga a quello aromatico del caffè e a quello dolce delle uova strapazzate ( scrambled eggs) appena servite a un tale in tuta da operaio. Evidentemente uno di casa, qui, che mangia appoggiato a una scansia e chiacchiera con la padrona di casa, fra un cliente e l’altro.
Anna ed io ci facciamo di abbondante, bollente caffè .
Chiedo anche latte freddo o dovrei attendere ore perché la tazza raggiunga una temperatura accettabile.
Compero anche un pan-carrè fresco, ennesima prova che gli anglo-sassoni il pane non lo sanno fare: qualunque forma gli diano, non importa come lo condiscano, sempre molliccio risulta.
Anche quando abitavo in Canada capitava lo stesso.
4 - FALKLAND PALACE
Orari di visita: 10-17.00. Ultimo ingresso: 15,30
Tariffe: adulti 13 sterline, famiglie: 30 sterline, a forfait.
All’esterno l’edificio ci appare piuttosto normale per essere stato un tempo Palazzo Reale di Scozia.
Certo, antico lo è e lo scorcio di ampie parti diroccate sul retro fanno intuire altre ali ora scomparse.
Come analoghi edifici d’alta epoca presenta stili molto differenti ma prevale quello francese dei grandi castelli, a cominciare dalle due grosse torri che incorniciano la facciata anteriore.
All'interno, l’atmosfera che subito capto è merito principalmente delle persone che accolgono i visitatori nei vari ambienti.
Le due signore, abbastanza agé, molto eleganti, così come l’alto 40enne che ci attende al piano superiore e, soprattutto il bel signore, forse ottant'anni, in splendido Harris tweed mi fanno sentire subito a mio agio.
I modi sono signorili ma disinvolti e i gesti misurati, il sorriso spontaneo e il << Good morning, welcome to Falkland Palace! >> con cui ci danno il benvenuto mi fanno al momento pensare che siano DAVVERO LORO i padroni del maniero, non i volontari del National Trust of Scotland, l'Ente che gestisce la proprietà e noi graditi amici in visita e non ospiti paganti.
Come dicevo, se l’esterno non è dissimile da quello di altri che stiamo incontrando sul territorio scozzese, gli interni e soprattutto ciò che contengono, sono, credetemi, tutt’altra cosa.
Alcuni magnifici mobili, un pregevole cofano da biancheria, argenti spettacolari e olii dal ‘500 al ‘700 di ottima fattura si spiegano sapendo che a Falkland Palace è vissuta a lungo Mary Stuart, italianizzata in Maria Stuarda, colei che, fra il 1540 e il 1560, fu regina di Scozia e anche d’Inghilterra, per chi non riconosceva Elisabetta I quale erede legittima di Enrico VIII.
Figura singolare, per quell’epoca, diviene regina a soli sei giorni di vita per la morte improvvisa del padre, Giacomo V.
Per ragioni soprattutto di opportunità politica, ovvero evitare il matrimonio con Edoardo, figlio di Enrico VIII, è mandata a studiare in Francia, presso Enrico II e in seguito ne sposa il figlio, il principe Francesco.
Donna di straordinaria cultura, studia il francese, il latino, il greco e l’italiano, oltre a musica e arte.
La preparazione, la vivace intelligenza e la maturità di questa piccola donna faranno di lei una figura chiave di grande importanza nei complessi rapporti fra le corti europee, specie al momento in cui, alla morte del padre, il marito, uomo immaturo e di scarsa salute, diviene re con il nome di Francesco II e Mary regina di Francia.
La vita di Maria Stuarda fu complicata da innumerevoli vicende su alcune delle quali, spesso violente e drammatiche, la storia non ha mai saputo (o voluto) chiarire i retroscena.
Troppo lungo sarebbe raccontare di trame di palazzo, lotte di potere e di religione fra cattolici e protestanti e uscirei troppo dal seminato.
Diciamo allora che alterne fortune e improvvisi rovesci, momentanee vittorie e cocenti sconfitte portarono infine Queen Mary alla decapitazione dopo oltre vent’anni di prigionia e un fallito colpo di Stato di cui lei fu forse la promotrice.
Certo è che quando mi capita di approfondire vicende del passato legate a fatti e personaggi di alto profilo, ricordo a me stesso una volta di più che i libri di storia ci raccontano ben poco, forse nulla, di ciò che davvero accadde.
Puntualmente c’è qualcuno che invoca la Ragion di Stato e, una volta di più si nega al popolo, che sovrano dovrebbe essere ma non è affatto, il diritto di …sapere, oltre a quello di pagare tributi e balzelli.
Tutta questa lunga digressione, di cui mi scuso, per inquadrare il palazzo che stiamo visitando, un palazzo che, per quanto appaia perso nella campagna scozzese, fu in qualche modo e per lungo tempo al centro di vicende di rilevanza perfino europea.
Non resto sorpreso più di tanto quando nella biblioteca-studia pennellata in boiserie di quercia il signore in tweed mi rivela con studiata nonchalance che al piano di sopra, in circostanze che non ci spiega e in epoca ben più recente, la Regina Madre, che di Maria Stuarda è diretta discendente, ci ha partorito la figlia, principessa Margaret, sorella dell'attuale regina, Elisabetta II.
Nel corridoio di collegamento fra due sale, lo spettacolare arazzo fiammingo, ora di 12 metri, in origine era ancor più lungo, circa 14; appena un secolo fa fu tagliato per rimediare a un danno grave, forse un incendio.
Magnifico anche quello, coevo, sulla parete sinistra della cappella, un Gobelin originale.
Magici i colori e molto eleganti e vivaci, nonostante i secoli trascorsi: turchese, crema e grigio.
Purtroppo è vietato scattar foto all’interno: queste che allego sono clandestine, fatte con l’iPhone.
Mi scuso per la loro mediocre qualità.
Peccato perché in altri locali, più sorvegliati, ho visto alcuni ritratti ad olio davvero stupendi, cose che solo i grandi musei possono vantare e che avrei voluto mostrarvi.
Seguendo un percorso suggerito da frecce di legno, attraverso sale e camere da letto, studioli e strette scale a chiocciola.
A un tratto mi trovo davanti all’uscio spalancato di quello che pare proprio un laboratorio di sartoria di epoca vittoriana.
Faccio capolino e una signora dalle linee rotondette, bruttina ma sorridente, mi fa cenno di entrare.
Mi guardo intorno.
Lungo le pareti alcuni manichini molto ben realizzati, non quelli dei negozi, indossano vesti sontuose, dettagli di pregio.
<< Questo era il suo spogliatoio - spiega - e qui accanto c’erano i suoi appartamenti. >>
<< Sono tutti abiti realizzati da me - continua la signora - ricavandoli da dipinti in cui è raffigurata proprio … her Majesty Queen Mary, our Queen >>
Quell’”our Queen”, NOSTRA regina, lo dice con enfasi ed emozione vera. Vedo gli occhi luccicare d'orgoglio, le labbra tremare un poco.
A meno che non sia colpa della lampada o della mia immaginazione…
5 - SPEY BAY, LA CASA DEI DELFINI
Ciao a tutti, sono Alberto, ambassador traveller di Camperisti Italiani, benvenuti a questa nuova puntata del mio recente tour della Scozia.
Vi ricordo che le quattro puntate precedenti le trovate sempre qui, sul nostro sito.
Oggi, giovedì 8 agosto, abbiamo visitato un posto davvero suggestivo che tanto ricorda certi angoli della Norvegia: Spey Bay ( cfr foto e cartina).
N5740’25.79” O003*05’37.44”
All’estremità di un lembo di terra sulla costa del Moray Firth, fra l’estuario del fiume Beauly e il Mare del Nord, un lungo, basso edificio, adibito un tempo a magazzini, ospita oggi un centro - accoglienza per i visitatori, un bar, un ristorante, un negozio di oggettistica a tema marino.
Soprattutto vi ha sede lo Scottish Dolphins Centre, un centro nazionale, gestito da volontari, per l’osservazione e lo studio dei delfini che vivono in questo tratto di mare.
Ne sono stati censiti oltre 200.
Lo raggiungiamo da Inverness deviando dalla A96 e seguendo il tracciato d’asfalto, direzione Forres, che corre nei pressi della riva destra del Beauly River per poi allargare nell’ampio fiordo di Moray.
Gli ultimi chilometri sono sterrati ma in ottime condizioni e Zingaro non ha difficoltà a portarci fino al comodo parcheggio gratuito antistante gli edifici del Centro.
Possibile anche la sosta notturna, qui come in altre località poco distanti.
Nel vento teso, odoroso di sali e di cruda bellezza, la costruzione pare acquattata sul terreno inerbito, quasi a volersi difendere dai venti che molto di frequente soffiano da queste parti con molto vigore.
Il prato prospiciente il Centro ci riserva una sorpresa: una divertente composizione in legno raffigura alcuni delfini in dimensioni reali che sembrano affiorare dalla superficie erbosa e guardare i passanti con il medesimo sguardo birichino e vivace di queste belle creature.
Accanto, una serie di strutture a tunnel, dal tetto inerbito, servivano in passato come ghiacciaie, per conservare il ghiaccio.
Nel tratto di mare antistante, ci raccontano, non è raro avvistare delfini e perfino orche e grandi cetacei.
Nei locali del Centro, una lavagna porta le date degli avvistamenti mentre sul grande schermo scorrono immagini di delfini che saltano festosi sulle onde.
Lascio Anna al caldo del bar: per i miei gusti là dentro c’è troppa folla e ho bisogno di spazi aperti: è la mia modesta claustrofobia che ogni tanto si fa viva.
Allacciato il giaccone in gore-tex, mi avvio alla riva.
Superato il ciglio sassoso dove crescono rade sterpaglie, scendo al bagnasciuga.
Gelide sferzate arrivano dal mare con sempre maggior frequenza e sono costretto a calcare fin sulle orecchie la cuffia di lana o rischio di farmela portare via.
Alcuni grossi gabbiani, delle sule e altri uccelli che non so identificare si librano nel vento come abili giocolieri.
Le ali sono immobili, appena fremono, s’inclinano un attimo quando arriva una raffica ma ritrovano subito l'assetto.
Guardo le onde. Grigie come il cielo, vengono a rompere a pochi passi dalle mie scarpe, infiniti ventagli di trine schiumosa che si mostrano un attimo per poi subito scomparire, a assorbiti dalla sabbia.
Guardo le creste bianche che non fanno in tempo a formarsi perchè subito le raffiche le strappano, le polverizzano trascinandole in frammenti che a tratti sembrano fiocchi di neve.
Guardo questa natura selvaggia ricordando un mare simile al largo della Corsica, infiniti anni fa, sulla barca a vela di un amico.
Impegnati a far manutenzione, quel pomeriggio ci eravamo dimenticati di ascoltare il bollettino meteo.
Come a volte in mare succede, nel volgere di poco la situazione era mutata, e non proprio in meglio.
Il vento da moderato s’era fatto teso, a nord-ovest davanti a noi stavano addensandosi le nuvole in alti cumuli color catrame e l’anemometro aveva raggiunto i 30 chilometri all’ora, circa 17 nodi, continuando a salire.
Le onde avevano assunto un aspetto spigoloso e piatto per effetto del vento che le schiacciava.
Quel pomeriggio, al largo di Calvi, fummo impegnati per ore con soltanto il fiocco piccolo, quasi una tormentina, e due mani di terzaroli alla randa. O forse erano tre.
Poco prima del tramonto il vento era girato e potemmo finalmente prendere respiro.
Non sentivamo più le braccia e ci sembrava di essere usciti dalla centrifuga della lavatrice.
Quella sera, in porto, ci facemmo mezzo chilo di spaghetti in due e brindammo a noi e a quel mare incredibile.
Questo della Scozia, invece, può essere pure peggio.
Questo, mi dico, è il North Sea, il mare del nord, ben contento di esser sulla riva e non laggiù a prendere secchiate d’acqua e tanto, tanto freddo, con la paura che qualcosa dell’attrezzatura ceda da un momento all’altro.
Giro le spalle a quelle onde dall’aria cattiva che sembrano volermi mordere e torno verso l’edificio del Centro dove mi sta aspettando Anna.
Per pochi metri cammino controvento e sento spingermi sul petto quasi a buttarmi a terra mentre penso intensamente alla tazza di tè bollente che mi farò fra un attimo, al riparo del nostro Zingaro, guardando dal parabrezza la Natura che da spettacolo.
6 - FINDHORN, VILLAGGIO ECOLOGICO E FONDAZIONE
Siamo nella bella baia di Findhorn, circa 40 km da Inverness e 120 da Aberdeen a breve distanza dal piccolo paese che porta lo stesso nome.
Ci si arriva deviando dalla A96 sulla B9011 in direzione della città di Forres e, superatolo, proseguendo per altri 9 km fino alla costa.
Il villaggio ecosostenibile, abitato attualmente da circa 500 persone, e la Findhorn Foundation, istituzione internazionale senza scopo di lucro e centro di educazione olistica, nacquero nel 1962 ad opera di alcune persone sensibili a un rapporto equilibrato e armonioso con il mondo naturale.
Oggi sono molto noti per le loro attività che hanno come filo conduttore quello di (cito testualmente il loro sito)“…ispirare nuovi modelli umanitari, sociali ed economici che poi vengano portati nel mondo dalle persone che ci visitano e frequentano i nostri corsi, per creare nuovi modi di interazione e comunicazione amorevole tra il lavoro, la vita, la natura e il nostro sè”.
Ogni anno sono oltre 5000 le persone, provenienti da ogni luogo del mondo, che frequentano i corsi e seminari che si svolgono al villaggio di Findhorn.
Se vi capiterà di passare da queste parti e siete interessati anche soltanto a saperne di più, una vista al villaggio è sicuramente molto piacevole.
Salvo momentanei affollamenti, il parcheggio interno può ospitare anche camper per brevi soste, sufficienti per un’occhiata al villaggio formato da cottages a un piano sparsi fra prati ben tenuti, alberi e cespugli.
Accanto all’ingresso funziona un ben fornito market specializzato in alimentazione naturale, oggetti e pubblicazioni a tema.
Nel web troverete molte info all'indirizzo www.findhorn.org , sia in inglese che in italiano.
Proseguendo sulla medesima strada, circa 2 km oltre il villaggio ecologico, sorge il paesino omonimo, poche, basse costruzioni in pietra che affacciano sul fiordo.
La riva è bassa e sabbiosa ed esiste anche un piccolo pontile per l’attracco delle barche.
Non lontano, merita una visita anche la Dallas Dhu Distillery, una delle più antiche della Scozia, a un paio di chilometri da Forres, in Mannachie Road, dove è possibile acquistare i loro pregiati whisky di malto.
Comodissimo il parcheggio, anche per camper.
7- COME FORTUNA VOLLE...
11 agosto. Da un paio di giorni sento il pedale della frizione cambiare gradualmente comportamento sotto il piede: mentre prima iniziava a staccare appena premevo, ora la prima parte della corsa è , come dire, vuota, e la frizione stacca da metà in avanti.
No buono.
Una controllata sul libro dell’assistenza e Anna scopre che a circa mezz’ora da noi, in direzione di Inverness, esiste l’unica officina autorizzata Iveco ( qui si pronuncia Aivíco ) di tutta la Scozia settentrionale: che c...!
Giro il camper mentre Anna già ne imposta l’indirizzo sul navigatore.
Trenta miglia dopo, accanto alle prime case di un paesone, un paio di capannoni bianchi, alcuni Daily, l’insegna.
Una ragazza mora m’accoglie al desk, fra rossi blister di pinze e cacciaviti, accessori e parti di ricambio.
Sorride e parla un inglese chiaro e squillante.
<>
Così suona nella sua bocca la frase
“ How are you doing? ovvero come va?”
Due parole per dirle il mio problema, lei alza il telefono e mormora qualcosa, ascolta e mette giù.
Bisogna che io attenda qualche minuto, m’informa, e il capo - meccanico arriverà da me appena possibile.
Intanto chiacchieriamo e trovo il modo di dirle delle mie ascendenze scozzesi da parte materna, una sottile, astuta (!) strategia: non si sa mai che serva!
Magro, capelli corti sale e pepe ( ma prevalgono i primi), incedere dondolante nella tuta blu macchiata di nero, sguardo vivace, anche lui, il capo-officina sorride mentre sfila i guantini azzurri.
La stretta è secca e corta e intanto lo sguardo incontra il mio.
L’uomo mi piace.
Ripeto i sintomi e lo invito a provare lui stesso.
Prova e scuote la testa: no buono.
Appunto.
Sotto il cofano, sulla parete di fondo mi mostra la pompa idraulica, un coso grande come un pugno.
A fianco, la scatoletta bianca del fluido.
Ecco dove sta il problema, dice.
È sicuro, non ha tentennamenti.
<< Quindi bisogna cambiare la pompa?>>
Fa segno di sì e aggiunge un rassicurante no problem.
Hanno il ricambio ma c’è un problema.
Ahi...penso io, ecco l’inghippo.
Fa un gesto come dire aspetta un secondo e rientra.
5 minuti e torna.
Sorride.
Buon segno.
Ecco qual’è (era) il problema: sui mezzi con guida a destra che circolano in Uk la pompa ha una collocazione differente rispetto ai Daily di casa nostra.
Ciò implica un differente tubo idraulico di connessione.
Però ha già trovato la soluzione.
Quanto mi piacciono le persone che assieme al problema portano anche almeno una soluzione!
<
E quanto ci vuole? >>
<< Circa mezz’ora. >>
<< Mezz’ora?? >>
Lo avrei baciato, il mio uomo!
Ci fa accomodare nell’angolo zona d’attesa e scompare con Zingaro in officina.
Il tempo di bere un bollentissimo caffè dalle tazze a marchio Iveco offertici dalla mora sorridente.
Il tempo di pensare che qualcosa o qualcuno ci ha tenuto una mano sulla testa.
Il tempo, soprattutto, di chiedermi che sarebbe accaduto se la pompa avesse ceduto del tutto quando eravamo in mezzo al nulla.
Insomma, il tempo di farsi un po’ di domande e riecco il meccanico che allarga le braccia: tutto fatto!
Ah...ha anche stretto un paio di cose che ha trovato lente.
Provo il pedale: è a posto, perfetto!
Ora tocca a me fargli segno di aspettare un momento e tornare con una bottiglia del nostro spumante classico a base Chardonnay: l’unica che ho a bordo.
<< Mi raccomando, ben fredda!>>
Sorride ancora, ma di più, sorpreso dell’omaggio, e mi stringe la mano con entrambe le sue.
Il conto è di 225 sterline ovvero 250 euro.
Direi che va bene così, per un lavoro pulito, veloce e professionale.
E anche per la gentilezza, caffè e tazza Iveco inclusi.
Glieli vogliamo mettere?
8 - SKYE
Davvero molto grande, l’isola di Skye, e suggestivi gli infiniti scorci che ci ha offerti.
Lunga 100 km e larga la metà, l’isola presenta una natura estremamente varia: profonde baie di acqua limpida, altissime gobbe inerbite e dalle linee morbide cui seguono scure rocce nude che sembrano tagliate con l’accetta, coste frastagliate di scogli contro i quali rompono le onde in schiuma bianchissima e lisce spiagge sabbiose.
Anche qui, contrasti continui come in ogni parte della Scozia.
Lo stesso vale per le strade di Skye: ottime e sinuose le statali (rosse sulle mappe) emozionanti e a una sola corsia, le gialle.
Sempre presenti e frequentissimi, gli slarghi laterali, è vero, ma devi restare sempre concentrato e controllare ai lati, dove le tue ruote riempiono la carreggiata e sono ai limiti del ciglio, ma anche davanti, per controllare se sopraggiungono auto o, peggio, camper o bus.
Ieri, un percorso di 20 chilometri ci ha impegnati per 2 ore, soprattutto per il notevole traffico contrario che obbliga a sostare ogni pochi istanti.
Però erano soste anche utili ad apprezzare i dettagli di un panorama spesso mozzafiato. Lo vedrete nelle foto, alcune da iPhone.
Stanotte, terminato il tour dell’isola chiudendo una sorta di cerchio, abbiamo dormito nello stesso posto di ieri, Kyleakin, in riva al mare, di fronte al ponte che collega Skye alla “terraferma”.
Davanti a noi alcune barche a vela stanno ormeggiate alla boia; nella luce sempre più rossa del tramonto le guardo ruotare su se stesse, come lancette d’un orologio, mano a mano che il vento gira.
Park non grande ma tranquillo e in bella posizione sull’acqua, con due pub a 50 metri di distanza.
In uno abbiamo cenato.
Posto simpatico, nella norma.
Buona la scelta di Anna dal limitato menu: fish and chips.
Infelice la mia, cheese - burger, con carne troppo cotta e unta.
Ottima la birra, bionda, non troppo amara, pizzichina quanto basta.
Un po’ caro il conto: 26 sterline, considerato che non abbiamo preso altro e Anna andava ad acqua.
Spazi parcheggio gratuiti sufficienti per camper di 7,30 come il nostro.
Posizione: N57*16’24.67” O005*44’09.15”
Pernotto consentito senza alcun limite perchè non abbiamo trovato alcun cartello specifico.
IIL VIAGGIO, IN CIFRE
Itinerario di massima
Da Bologna a Cuneo poi Passo della Maddalena, quindi Lione, Grenoble, Reims, Calais, Dover, Cambridge, Leeds, NewCastle. Fin qui solo attraversamento con soste esclusivamente tecniche.
Durata del viaggio: 27 luglio - 28 agosto 2019
Km percorsi: 7400
Spesa complessiva gasolio: euro 1200 circa
Autostrade francesi: euro 120 circa
Traghetto sulla Manica: euro 160 circa
Spesa Camping: 0
Spesa vitto: euro 200 circa ( alimentari)
Spesa vitto: ristoranti /pubs: euro 140 circa
Spesa riparazione camper: euro 250 circa
Spese varie: euro 300 circa
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