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domenica 26 gennaio 2020

LE TRE PAROLINE MAGICHE

Chi è della mia generazione  ha capito subito a cosa mi riferisco, vero?
Grazie, per favore, scusa:  i passe-partout nei rapporti con il nostro prossimo,  ed io ci aggiungo anche  il sorriso. Il sorriso è fondamentale,  dà colore e calore alle nostre parole.

I primi insegnamenti venivano dati in famiglia: 
<< Saluta, sii educato e rispettoso, ringrazia e chiedi scusa. Però non essere mai umile,  guarda negli occhi, parla e fatti rispettare. E quando dai la mano, stringi forte! >>. Questo si diceva in famiglia a noi ragazzi. 
Era un mantra continuo.
"Che palle!" pensavamo, ma ci è rimasto in testa per sempre.

Alla famiglia s’affiancava la scuola.
Oggi,  troppo spesso,  non dico sempre,  in famiglia non si fa e i  bambini crescono con tv e videogiochi,  che non  educano ma anzi,  delle due, allontanano dalla realtà anziché  insegnarcela.
Purtroppo i modelli che ci vengono proposti da politica, media e social educano in senso opposto

COLLABORAZIONE. Il sistema scolastico,  anziché un alleato, è visto come un antagonista scomodo.
Spesso non c’è alcuna collaborazione fra Scuola e Famiglia,  mondi separati che si ignorano e che invece dovrebbero agire in armonia,  avendo entrambi un unico scopo:  far crescere i  giovani nel modo migliore. 
I bambini crescono,  diventano ragazzi  e cosa imparano? A ottenere  ciò che desiderano. Come,  non importa e allora,  troppo spesso,  si trovano le scorciatoie. Senza pensare agli altri,  senza sapere cosa sia il rispetto. Senza sapere che se il rispetto non lo sai prima dare non lo puoi pretendere.

CAMPERISTI. Queste carenze le noto anche nel grande e variopinto mondo di noi camperisti.  Noi che  ci spostiamo con le nostre casette su ruote,  come spesso le chiamiamo. Noi non abbiamo muri a separarci dai nostri occasionali vicini e non conosciamo  ci, magari anche solo per poche ore,  vive accanto a noi. 
Tante volte, nei  camper service o anche soltanto un un parcheggio,  è facile accorgersi  che  siamo come tante isolette perse in un oceano. Ci ignoriamo l’uno con l’altro,  neppure ci salutiamo,  come se gli altri non esistessero. 
Arriviamo la sera, a volte neppure mettiamo fuori il naso, la mattina ripartiamo, sigillati nel nostro mondo su ruote che sentiamo come un nido protettivo: attenzione però che da scudo non diventi gabbia.
In altri Paesi non è così,  garantisco:  ci si saluta,  nelle manovre di chi sta parcheggiando vicino a noi si da una mano. Basta a volte un occhiata,  un cenno di saluto,  un sorriso. 
Un sorriso.
Direi anzi che  nel camperismo è ancor più importante l’educazione e il rispetto. 
Perchè ogni volta ci troviamo accanto a degli sconosciuti.
Perchè il luogo che ci ospita non ci appartiene.
Allora salutiamo, sorridiamo,  siamo gentili  e rispettosi, verso  le persone e verso il luogo che ci sta ospitando.

Facciamo vedere  a tutti che i camperisti  sono un modello di comportamento da imitare. 
In tal modo,  ovunque andremo,  saremo rispettati e ben accolti.

Perciò, vorrei dire ai nuovi genitori di oggi,  anche ai genitori camperisti:  insegnate ai vostri figli l’educazione e il rispetto per gli altri. Insegnate loro ad andare d’accordo,  a fraternizzare, a rispettare e a farvi rispettare. 
Con il buon esempio si può,  se si vuole.
Siamo noi  che lo dobbiamo fare,  non ignoriamo il problema,  come se si risolvesse in automatico,  come se ci fosse sempre …QUALCUN’ALTRO  a pensarci, la scuola,  ad esempio.

Poi c’è un’altra verità:  nei confronti di chi ci troviamo di fronte,  è molto più ciò che ci unisce che  ciò che ci divide.  Tutti,  a prescindere da etnìa, religione,  colore della faccia,  età o censo, desideriamo le stesse cose:  vivere in pace,  migliorare le nostre condizioni,  proteggere la famiglia.
Allora,  in chi ci troviamo di fronte,  sforziamoci di  trovare i punti in comune e non le diversità,  che spesso sono solo superficiali. 
Impariamo ad approfondire,  a cercare dentro e sotto.

GENTILEZZA E PSICOLOGIA. Le scuole irlandesi insegnato la gentilezza. In quelle scandinave c’è una materia di studio che si chiama pressapoco “Psicologia dei rapporti umani”. Significa imparare  il modo migliore per aver a che fare con il nostro interlocutore.  In strada,   sul posto di lavoro,  a casa,  ovunque,  anche e soprattutto con gli sconosciuti.
Per comprendersi e andare d’accordo.
Ragazzi, siamo sempre di più, a 'sto mondo, e sempre più spesso capiterà di trattenere rapporti con “gli altri”.

Come fare? E’ semplice:  comportiamoci come vorremmo che gli altri si comportassero con noi!  
Con le stesse parole, tono di voce e rispetto,  rivolgiamoci a chi ci sta di fronte.

E aggiungiamo sempre un sorriso.



Buona giornata a tutti, buoni chilometri o, come dicono in gitano, latcho drom, cioè buona vita.

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